STORIA



Di origine incerta ed identificata da qualche storico con l’antica Pumentum, su un refuso da Strabone, Caccuri e il suo territorio erano già abitati in epoca neolitica come risulta da ritrovamenti in località Badia o Patia.

In epoca romana la popolazione viveva in modo sparso ed anche di questo periodo fa fede un sepolcreto in località Pantane nel quale fu trovata una monetina di Petelia.

Etimologicamente citato nei documenti con il nome di Caccurio deriva dal latino Caccurius che forse si riferisce al cognome greco Kakouri, inoltre, fantasiose congetture sono state fatte sul nome della città come "Qua ti curi" ecc... ma se si pone attenzione alla conformazione dell'altura sulla quale è posto l’abitato e se si immagina la mancanza di moderne strade rotabili, l’etimo greco interpretato come altura impervia, può essere una ipotesi vicina alla verità.

La fondazione non greca della città non impedisce al luogo la possibilità di essere stato designato con tal nome dagli antichi coloni stanziatisi nelle vicinanze o successivamente dai bizantini qualche secolo dopo.

Sappiamo che furono proprio i bizantini nel VI secolo d.C. a farne un presidio a guardia della valle del Neto, via essenziale per i rifornimenti di legname e pece greca dalla Sila, contro i Longobardi che avevano gia tentato di impadronirsi del territorio.

Nel sec. IX i monaci basiliani vi avevano tre piccoli monasteri di cui non è rimasta traccia significativa, ma in località Serra Grande un sepolcreto dell'VIII - IX secolo d.C. ha restituito reperti di bronzo, ferro, vetro e un piano di ceramica invetriata.

La chiesetta "dei tre fanciulli" è l’unica testimonianza visibile, anche se completamente rifatta.

Questi e altri ritrovamenti risalgono tutti alla prima metà del '900. Nel 1090 risultano nel territorio di Caccuri, terre feudali in possesso di cittadini di Cerenzia.

I resti del monastero dell’abate Marco del sec. XII erano ancora visibili, fra il 1663 e il 1721 in località Fontanella (Zurlo).

L’arrivo di Gioacchino da Fiore aveva tolto all'epoca ogni potere e ricchezza ai monaci basiliani.

Nel 1414 Polissena Ruffo riceve, con l’assenso di Giovanna II di Napoli, l'eredità di suo padre Carlo Ruffo e sposando Francesco Sforza duca di Milano, porta in dote al marito Caccuri e i feudi limitrofi.

L’ascesa di Cecco Simonetta (1410 - 1480) è dovuta proprio a questo passaggio di proprietà.

Scelto come segretario da Francesco Sforza, cade in disgrazia dopo l’assassinio del potente duca, viene decapitato e sepolto a Pavia.

Altri personaggi della stessa famiglia furono ugualmente illustri: Angelo, Giacomo, Bonifacio e Giovanni che scrisse la storia del ducato di Milano.
Nel 1445 il territorio passa in mano a Covella Ruffo, sorella di Polissena, che lo lascia in eredità al figlio Marino Marzano.

Nel 1505 risulta feudo degli Spinelli, poi dei Cimino. Terremoti e pestilenze provocano uno spopolamento della città fra il 1528 e il 1638.

Dalla fine del sec. XVII a tutto il sec. XVIII risultano sotto i duchi Cavalcanti lavori di ripristino, riedificazione e abbellimento dei monumenti più significativi di Caccuri, e della Chiesa di Santa Maria delle Grazie.
Il 1806 segna per la città e per tutto il territorio il passaggio dalla feudalità all'epoca moderna.

In questi stessi anni il bel casale di Bordo viene concesso al generale Manhès. Nella stessa fattoria il 19 giugno 1844 i fratelli Bandiera vi fanno sosta prima di essere catturati dai borbonici alla fontana della Stragola.
Nel 1861 con l’unità d’Italia viene istituita la Guardia Nazionale.

L’abitato sorge come abbiamo segnalato su un'altura impervia, segnata da un suggestivo gioco millenario di rocce e di precipizi.

L’inconfondibile torre del Castello e la sagoma della Chiesa di S. Maria delle Grazie ne fanno uno dei paesi più godibili del circondario.

Nei pressi, grotte eoliche e rocce di diversa natura attirano l’attenzione di geologi e di appassionati.

Stradine impervie e strette caratterizzano il centro storico, meno devastato che altrove dalla cementificazione selvaggia.

Alcune case conservano un po' della dignità antica nei piccoli portali e nei piani nobili a balconi. Nel complesso rimane anche nell'edilizia moderna una misura umana, rispetto ad altri centri in cui la vista di grattacieli incompleti danno il senso di penosa attesa. (v. bibl.: Lenormant, Zurlo, Marino, P. Maone ).

Un cenno infine alla fontana Canalaci, con lo stemma in pietra del Comune di Caccuri, con torre su tre alture, ramoscello stilizzato, incorniciatura a girari e data 'A.D.N.I 1794 CACCURi di fattura rustica ma piacevole.

Wikio
 
















 

Google

GuestBook
Blog
Giochi

Dal mondo
Ultimissime...

 » Giovanni Marasco
 » premiocaccuri.it
 » facebook/caccuri
 » Scuole Caccuri
 » www.caccuri.info
 » Comune di Caccuri
 » www.gtmccaccuri.it
 » regione.calabria.it
 » provincia.crotone.it
 » Castello di Caccuri
 » www.santarania.it

Powered by Euweb.it